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Il mestiere del corridore

Se ti svegli una mattina, ragazzo, per andare ad allenarti e scopri che il cielo è plumbeo e la pioggia è in arrivo, cosa fai? Richiudi la finestra e rinunci pensando che casomai nel pomeriggio oppure domani ti allenerai di più? Se fai così, la bicicletta non è per te. Cambia mestiere subito, se fai il mestiere del corridore. E gioca soltanto, con la tua bicicletta. Quando ti va.
Senza sognare.

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di Nome Cognome

Se invece lo spettacolo ti affascina. Se la sera prima ti sei addormentato con un chiodo in testa: quell’allenamento lungo, quella strada, quella borgata sulla montagna da raggiungere come un bottino d’avventura, quella fontana sotto gli alberi alti d’un bosco di querce, quella botteguccia al bivio dove il pane è fresco e il prosciutto è dolce, allora sei sulla buona strada. Salta sulla tua bicicletta e fatti accompagnare dalla fortuna. Certamente verrà.
Il mestiere del corridore è un amore del quale conviene parlare in questo momento perché dallo sbandamento possiamo uscire solo se aiutiamo i corridori a capire cosa c’è di bello in quell’amore senza tanti intrighi o tante parole difficili. In questi ultimi tempi di santoni ne sono circolati parecchi nell’ambiente e i santoni, chi più chi meno, hanno fatto più danno che utile inducendo anche i corridori, in buona parte, a credere che non vale più la pena di faticare tanto per un mestiere che non paga, per una storia che si risolve chimicamente.
Invece non è vero. Se il ciclismo va avanti e in altri Paesi addirittura esplode di salute, è perché nella sua natura s’annidano forze che noi purtroppo abbiamo soffocato.
Sono le forze naturali, semplici, spontanee di un amore che diventa passione e che col sostegno della passione diventa mestiere. Un bellissimo, straordinario mestiere.
Tra l’altro un mestiere che paga se il corridore sa fare sul serio il corridore non solo come atleta ma anche come uomo già sorretto da un carattere forte.
Ma procediamo con calma sulla strada di questo ragionamento.

Sai perché poco fa, ragazzo, dicevamo di piantarla subito col mestiere se una mattina, alzandoti presto, scopri che il cielo promette la pioggia, l’aria è freddina e non ti va d’uscire in allenamento?

Perché quella rinuncia è la prima prova che ti manca il carattere necessario per affrontare il mestiere.

Se adesso non hai il carattere giusto per uscire comunque con la tua bicicletta, più avanti ti mancherà il carattere per gestire te stesso nella vita del corridore, per inserirti nel gruppo, per farti rispettare, per pilotare la squadra, per sottoscrivere al meglio i tuoi contratti.
Se Lemond guadagnava più di un miliardo all’anno, non è mica perché era fortunato. E’ perché Lemond si gestiva nella sua vita con lo stesso carattere con il quale dalla cenere si è tirato su vincendo il Tour per la seconda volta e il mondiale con una grinta pari alla sua passione e alla forza del suo carattere.

I conti tornano.

Vedi, ragazzo, come tutto è più facile di quanto si pensi? Basta che tu ti gestisca facendoti guidare da quella vocina che dentro di te una volta ti ha detto che senza bicicletta non sarebbe stato bello vivere. Il mestiere del corridore non è solo il premiato esercizio di un’attività sportiva. In un certo senso il ciclismo è il meno sport di tutti gli sport. E’ un mestiere della vita e per questo è più ricco, più bello, più affascinante di tutti gli altri mestieri sportivi. Perché per essere campione in questo sport non devi essere Carl Lewis, il negro americano della velocità in atletica. Guarda quanti casi diversi nel ciclismo: se prendi il francese Mottet, nella vita, diresti che è un campione dello sport in assoluto? Ma nemmeno un campione del ciclismo, lo diresti, con quel fisico sgangherato e minuto eppure fortissimo. Solo che il ciclismo si esercita con prove di gran fondo e su queste prove, che durano tante ore, l’uomo deve battersi con tutte le sue risorse, come nella vita: la forza, il coraggio, l’astuzia, la resistenza, la passione costruita con tutti i sentimenti…
Per esempio, ragazzo, la tua prima bicicletta non deve essere un regalo. Andiamo alla scoperta di tante piccole, importanti realtà del mestiere. Due test sono molto importanti.
Se la tua prima bicicletta è un dono, non avrà mai, per te, il fascino e il valore d’una bicicletta comperata da te, un pezzo alla volta, nella bottega del meccanico al cui cospetto ti senti appagato perché ti piace ascoltarlo, perché ti piace sentire storie di corridori, perché adori respirare quell’odore acre che emana dalla gomme appese al gancio del soffitto, quell’odore dell’olio che lustra una catena, una ruota libera, quell’odore di vernice che impregna l’ambiente.
E sulla bicicletta non ti ci deve aver messo per troppo amore tuo padre. Tra tanti corridori che hanno narrato nel tempo le loro origini e la natura della loro passione è prevalso sempre, almeno tra i più forti, un rapporto personale con la prima bicicletta e col mestiere. Un rapporto magari contrastato e per questo diventato più forte.

La bicicletta genera facilmente un amore in un giovane soprattutto ispirato dal gusto dell’avventura. Dunque, ragazzo, non trascurare mai il piacere dell’avventura, quella smania che ti coglie dentro ogni volta che progetti un viaggio in bicicletta, un allenamento lontano da casa.
Il mestiere del corridore non prescinde affatto dal piacere d’andare al di là dei confini tradizionali della propria casa, del proprio paese, della propria terra. Andare. Ecco la molla che spinge il corridore prima ancora della sfida. Andare. Con la bicicletta e un sogno in tasca, lungo il filo d’una strada che si disperde chissà dove, accanto ai paesi e in mezzo ai campi, al fianco di piccole ferrovie locali o attraverso incroci che segnalano il mistero dei paesaggi.
Ecco perché il mestiere del corridore è un mestiere della vita. I primi passi del corridore sono spinti da questo grande gusto dell’avventura. E la bicicletta da corsa diventa la tua macchina felice, la tua compagna, la tua alleata e anche la tua complice verso la vita. Vai, ragazzo, e ignora chi sorride della tua passione quando magari per amore vero di quello che fai, la tua bicicletta te la porti accanto al letto nella tua piccola camera. Lo ha fatto anche Bartali e sapessi quanti altri corridori lo hanno fatto. Non te ne vergognare. E’ anche questa una prova autentica della tua passione. Ed è la dimostrazione che sei sulla strada giusta.

Il gusto della fatica diventa all’improvviso una gioia che testimonia la gioia di vivere. E basta. Quando la passione per la bicicletta e l’amore per la grande avventura, appena iniziata, si realizzano facilmente e la gioia di andare aumenta, allora vuol dire che un piccolo miracolo si sta realizzando. Vuol dire che in quel ragazzo così felice di andare sulla strada d’un sogno s’annida un corridore. Il connubio è fondamentale, naturalmente: lo spazio alla struttura fisica necessaria è indispensabile. Un campione non lo inventa nessuno. Però attento, ragazzo, non è affatto difficile scoprire in se stessi la stoffa del corridore quando si hanno, fortissimi, i sostegni della passione e del carattere.

E allora, come dicevamo poco fa, il gusto della fatica diventa un gusto di vita. Per nessuna cosa al mondo rinunceresti, ragazzo, al piacere di andarti ad allenare anche se piove e la giornata è nera. La pioggia diventa un elemento naturale della tua vita. Ti inzuppa. Ti induce ad una fatica più grande, ti flagella e ti respinge. Alla fine, quando tornerai a casa, ti renderà in contanti il premio che le avrai strappato. Ti farà sentire un pochino vincitore ed è così che incomincia la scalata del corridore verso la vittoria. Mica si conquista in un lampo il traguardo della Roubaix. Prima devi vincere mille piccole battaglie che però ti piacciono, questo è il bello.

Ed è anche il segreto della fortuna. Continua ad allenarti, se tutto ti piace maledettamente tanto. Ci pensa la bicicletta, tua complice felice nell’avventura, a scandirti ogni giorno le tappe della conquista.
Ed è così che nascono gli allenamenti veri.
Molti tecnici delle ammiraglie, che sono i sacerdoti autentici e insostituibili del ciclismo, vorrebbero dirle queste cose ma hanno qualche volta paura. Hanno paura di non sapersi esprimere come gli scienziati che hanno fatto irruzione nel ciclismo ed hanno incominciato a dialogare con parole difficili pur trasferendo, nell’ambiente, qualche buona regola per migliorare. E i corridori, ahimè, hanno perso la bussola. E’ successo soprattutto da noi. Hanno incominciato a credere che la vittoria si programmi a tavolino, con l’ausilio del computer e con un progettino chimico magari sostenuto da particolari regole d’alimentazione.
Ed hanno trasformato il mestiere in una teorica applicazione di concetti eludendo quello fondamentale: il concetto dell’allenamento che poco a poco è diventato un impegno molto gravoso, una fatica esagerata, un ostacolo da evitare il maggior numero di volte possibile. E così hanno tradito il mestiere.
Se vuoi recuperare il mestiere, ragazzo, e farti anche ricco con la tua passione, torna subito a quell’antico gusto dell’avventura che fa del ciclismo lo sport più ricco di fantasia e di conoscenza.
Torna alla strada del tuo paese e riprendi a partire come hanno fatto sempre e come fanno ancora i corridori veri nella cui quotidiana partenza per l’allenamento s’annida anche il sogno dell’avventura che si ripete ogni giorno. Il sogno della conquista: il corridore che parte all’alba con la sua bicicletta nel silenzio d’una natura che a poco a poco si risveglia, è come un cercatore d’oro, un cacciatore di fortuna. Guarda, ragazzo, che in tutti i mestieri dell’uomo succede così. Chi emerge, chi vuol diventare campione, vive il sogno mescolando la poesia d’una passione con la concretezza d’un mestiere e alla fine non sa più se il mestiere è una fatica oppure una fortuna che ogni giorno gli permette di vivere bene. Buttati sulla seconda strada, e ascolta solo chi ti parla con lo stesso amore col quale tu vivi giorni meravigliosi sul sellino della tua bicicletta.
L’allenamento è il momento più bello della giornata. E’ un lavoro ma un lavoro che si mescola col piacere ed è in questa realtà che si realizza la tua fortuna, ragazzo. Fai quello che ti piace di più. Fatichi per un amore, il tuo amore più grande. Capisci?

Ma anche il resto della vita di un corridore appartiene a un sogno nel quale in poco tempo si realizza una vita. Non esiste al mondo un altro mestiere capace di darti in pochi anni una sintesi così grande della vita e siccome questa sintesi è una scuola straordinaria, dopo la carriera tutto sarà più semplice. Tutto sarà più facile. La scuola della fatica ha una grandissima forza culturale.
Ma non solo la scuola della fatica.
La radice culturale del corridore è una radice contadina di raro splendore. Non pensare male, ragazzo, quando si dice che il corridore è l’ultimo portatore o custode d’una grande cultura contadina. E’ un complimento enorme. E’ il riconoscimento dei valori che nel corridore si annidano quand’egli esercita spontaneamente la sua professione e la sua passione.
Le rinunce sono più facili: anche la rinuncia a certi piaceri è una forza di cui va fiero chi ha fatto una scelta di vita dettata da un amore.

E poi tante rinunce non sono affatto vere. Il corridore non ha una vita monacale, non ha imposizioni claustrali. Certo, se un uomo fa il corridore è impensabile che nel mese di luglio possa “staccare” per andare in ferie. Nemmeno lui lo vorrebbe e chi lo fa non è un corridore.
Prendiamo Giupponi (corridore professionista dal 1985 al 1995, secondo al Giro d’Italia del 1989), che dal Giro è uscito con la dimensione del corridore finalmente sbocciato. Si è gestito senza una passione vera durante l’estate. Ed ha ricevuto puntualmente uno schiaffo dalla sorte.

La maglia azzurra che aveva tanto sognato gli è sfuggita di mano. Sai perché gli è sfuggita di mano?
Perché non l’aveva sognata abbastanza.
Ecco che cosa è mancato a Giupponi. Il necessario sostegno del sogno. Cioè della passione.

Siamo tornati al discorso che facevamo in partenza. Se non c’è quella forte passione che all’alba, quando apri la finestra e scopri che il cielo promette pioggia, ti fa partire lo stesso perché l’idea ti diverte e la sfida ti piace, allora lascia stare, ragazzo, il mestiere del corridore non è per te.
Ma se ti va di soffrire un po’. Se ti va di passare il mese di luglio con i tuoi compagni di squadra, zingaro per il mondo, se non sei mai sazio di correre e se ti piace il mondo dei circuiti, ti piace chi li organizza, ti difendi bene nel farti rispettare quando si trattano gli ingaggi e ce la metti tutta per essere un grosso professionista, allora tutto è più facile. Ti vengono a cercare gli altri e tu diventi un punto di riferimento. Cioè un corridore vero. Cioè un campione anche se non vinci sempre…
Ma l’estate è la tua stagione, ragazzo, e guai se la sciupi. Farai vacanze in altri mesi.

Andrai al mare, se lo desideri, durante l’inverno. Il ciclismo si è evoluto. Mica si va solo a caccia, come una volta, nel podere di un amico. Vai al mare.
Vai ad ossigenarti dove vuoi. Bastano poche ore d’aereo e risolvi tutto. Il mondo è cambiato. I soldi ci sono. Ma guai se rinunci al tuo amore d’una volta, anche quando sei campione. Guai se tradisci il mestiere ignorando quel rapporto felice che avevi all’inizio con la tua bicicletta. Guai se perdi il gusto di attrezzare con le tue mani la tua bicicletta, se non senti il desiderio di costruirti in casa la tua piccola officina, se non sei curioso di collaudare personalmente ogni nuovo strumento della tua macchina. Guai se ignori l’esperienza del tuo meccanico, se rinunci ai dialoghi d’inverno con i tuoi compagni, col tuo tecnico, se non vai a cercare le persone che ti possono dare un consiglio. Guai se non rivivi sempre le tue avventure e non pensi, quando ti alleni, agli errori che hai commesso e ai progetti che mulinano nella tua testa come sogni che finalmente puoi materializzare.

Ecco un’altra grande forza che la bicicletta ti rende: puoi continuare a sognare sapendo che ti sei costruito gli arnesi giusti per tramutare ogni sogno in una realtà. In tempi brevissimi. Puoi farlo. Se continui a vivere la tua avventura rispettando i tuoi progetti d’un tempo e i piccoli piaceri che ti rendevano felice le prime volte: anche la visita a quell’antica botteguccia d’un remoto villaggio accanto a un bivio, dove il pane era fresco e il prosciutto era più dolce. Se perdi di vista questi valori, ragazzo, sei fritto. Se li conservi e li ami, se li vai continuamente a cercare, anche quando sei ricco e la ruota gira per il verso tuo, allora sei campione davvero e i giornali parleranno di te raccontando la tua storia.
Perché anche il rapporto con i giornalisti è bellissimo se è sorretto da una storia vera. E’ un valore che va recuperato perché nessuno ha tante splendide storie da narrare quanto un corridore se la sua vita si è creata così, chilometro dopo chilometro, in una infinita ricerca di salite, di facce, di paesaggi e poi d’avventura e di sensazioni e di notizie in una crescente conquista della vita. La bicicletta ti rende un servizio immenso, ragazzo, se tu la tratti come una sorella complice della tua vita. Se te ne innamori. Se le chiedi di portarti lontano. Lei ti porta.
Ma il mestiere del corridore non ha un particolare manuale al quale attenersi per realizzarlo bene. Il mestiere del corridore è un mestiere della vita costruito su un sogno. E per questo è bellissimo. Il sogno a sua volta nasce sul flusso impetuoso di un amore. Quale amore?

L’amore per una avventura di vita della quale la bicicletta è complice. Mica ci si innamora della bicicletta e basta. Ci si innamora della vita. Si ha voglia di andare subito al di là della famosa siepe. Si sente impetuoso il desiderio della grande avventura e la bicicletta è pronta. Eccola, in seconda battuta, la splendida macchina che nasce nella rude bottega d’un meccanico. Nasce come un gioiello anche se la comperi usata. Nasce come la prima materializzazione del sogno.

Tutto il resto appartiene alla tua fantasia, ragazzo. Alla tua forza. Alla tua grinta e alla tua voglia di batterti subito, in anticipo sui tuoi coetanei, andando a fare una cosa molto seria e tremendamente affascinante. Vai.

Prima vai solo per andare. Poi vai perché quei viaggi in bicicletta ti hanno stregato. E ti piace ogni volta fremere perché arrivi l’alba e la bicicletta ti porti via. Poi vai per correre. E’ una naturale evoluzione del sogno. Corri e ti piace di più. Poi la sfida. Poi la preparazione sempre più attenta della sfida. Altri viaggi. Senza che tu te ne accorga, quei viaggi cambiano nome ma sono sempre avventure. Si chiamano allenamenti. Non te ne accorgi. Sei felice col tuo ingombro di pane fresco e prosciutto dolce. Con la tua borraccia che ti fa compagnia come un forziere di scudi d’oro. E’ la tua sicurezza. Ti basta pochissimo.

Tutto il resto è dentro di te e non ti serve nulla.

Perché dentro di te senti nascere forze sempre più grandi. E sei già un corridore.

Rispetta questi sentimenti: non c’è un manuale per fare bene il corridore. Rispetta questi sentimenti, ragazzo, e imposta bene la tua avventura. Tutto il resto verrà da solo. Riderai quando sentirai corridori lamentarsi per la fatica e raccontare d’allenamenti furbescamente saltati. Li sentirai lontani da te, lontani dal mestiere, già staccati dalla ruota. Sarai capace da solo di risolvere i tuoi problemi e gestirai benissimo la tua squadra perché la fatica, seppure fatta per passione, ti avrà già cresciuto uomo e ti avrà insegnato tantissime cose: come muoverti, come ragionare, come preparare il tuo gesto, quali bersagli colpire per essere importante e come risolvere i tuoi problemi nell’impostazione dei contratti.
Non farai mai fatica. Perché ti cercheranno gli altri e anche i giornalisti lavoreranno bene con te perché ascoltando la tua storia di corridore e raccontandola faranno un bel lavoro in quanto proporranno, ai cultori che leggono, cose concrete, le cose del mestiere, che non sono soltanto storie di un uomo che corre ma soprattutto storie di un ragazzo che vive.
Vai, ragazzo. Con la tua bicicletta. Col tuo amore. La strada è lunghissima e per questo piena di misteri. Ma sono i misteri della vita che ti hanno messo la prima carica ed è attraverso i misteri della vita che passano la tua voglia di vivere e la tua fortuna. Tutto il resto non è mestiere.
Si fa un gran parlare, in giro, se il ciclismo è uno sport antico o moderno. Il ciclismo non è né antico né moderno. E’ uno sport grande che deve la sua ricchezza al fatto che rappresenta e sintetizza molto bene la vita. Per questo il mestiere del corridore è un grande mestiere di vita.
Oggi la scienza ha portato nel ciclismo molte importanti novità. Ma l’allenamento resta il sostegno fondamentale e insostituibile del mestiere. E per essere valido ed efficace l’allenamento non deve mai essere dettato dal computer.

Deve nascere dentro di te, come sensazione, come voglia di andare, ragazzo, deve rappresentare l’espressione più forte della tua vita. Perché andare in allenamento è come andare in caccia. Hai mai visto un predatore della savana raggiungere la gazzella senza andare lungamente in caccia? Senza essere fortemente allenato a battere per chilometri e chilometri i gialli cespugli del suo mondo?
Una volta c’era povertà e voglia di battersi per vincerla. I corridori facevano il mestiere per sfuggire alla presa d’una povertà assoluta. Si nutrivano male, rubavano frutti sugli alberi, saltavano nei nidi dei pollai a cercare uova fresche. Un po’ è vero. Un po’ è leggenda ma non solo i corridori, una volta, vivevano così. Tutti erano in quelle condizioni e il ciclismo insegnò ai migliori una via per evadere dalla povertà e farsi una casa. Un avvenire. Una ricchezza.
Ma di quei tempi molte cose vanno salvate. Per esempio il rapporto con la famiglia. Per quanto possibile, la cultura d’un antico rapporto di forza e di serenità, nato nella famiglia contadina di impostazione patriarcale, è importante per la vita del corridore. Il corridore deve la sua forza a questa cultura. La sua fantasia di navigatore solitario si esercita al meglio nel conforto d’una grande protezione familiare. Che si protrae nel rapporto importante con la ragazza. Gli elementi sono molto semplici. La fortuna di un corridore, molte volte, dipende dalla serenità e dalla tolleranza con la quale una ragazza sa esprimere il suo amore. E’ un conto fatto insieme. Un progetto che deve essere disegnato e costruito insieme. Così nasce una forza che diventa amore e che permette al corridore di vivere con assoluta serenità di spirito nella piena concentrazione del suo mestiere.

Perché una cosa è certa, ragazzo: non sarai mai un campione vincente se non sarai maledettamente egoista con te stesso. Se non vivrai ventiquattro ore al giorno la tua grande avventura. Altre preoccupazioni non devono albergare nella tua testa. L’allenamento, la preparazione della corsa, la cura scrupolosa del tuo fisico, l’esame della strategia, il rapporto con i compagni di squadra: ecco i problemi che devono coinvolgere il corridore, sempre. Il resto sono piacevoli distrazioni preziose per alleggerire la tensione. Ma solo divagazioni: non è vero che oggi è necessario vivere “tutto” e occuparsi di tutto perché altrimenti non si è moderni. Non è vero.
Per sfondare devi essere soprattutto corridore, ragazzo, e non saziarti mai di amare il tuo mestiere. Succede così anche in altri campi, bada bene.
Anche per un giornalista il discorso vale: non sarà mai un eccellente giornalista un ragazzo che non pensa tutto il giorno al suo mestiere, alla sua ambizione, alla sua preparazione, al suo gusto di migliorare.

Le cure più importanti sono quelle di tutti i giorni. La vita della famiglia, l’attenzione d’una madre, la dieta alla quale si è abituati. I medici sono preziosi, oggi soprattutto che la scienza ha affrontato con grande serietà i problemi di chi fa sport. Ma i medici devono intervenire in quanto chiamati da te, ragazzo, perché tu non li devi subire. Devi essere cosciente, in chiave moderna, di quello che fai e devi essere tu che vuoi migliorare anche da un punto di vista scientifico però ricordati un’ultima cosa: i miracoli non li fa la scienza.
I miracoli li fai solo tu, con la tua bicicletta, la tua forza, la tua grande passione e il tuo cuore.

Allenati duro. Divertendoti a partire ogni volta per un viaggio misterioso. Azzanna il tuo fragrante panino col prosciutto, con la stessa forza con la quale vuoi aggredire il tuo futuro, la tua vita, la tua fortuna.
Vivi con serenità e pensa che puoi fare un mestiere bellissimo. Il mestiere del corridore. E puoi anche diventare molto ricco.
Il ciclismo è forte perché è l’unico sport ad essere più di uno sport. E’ uno spaccato di vita nel quale tu puoi primeggiare se ami davvero la tua bicicletta e la strada che ti chiama per aprirti i paesaggi della vita e della fortuna.
Non avere paura della pioggia. Non essere avaro nel lavoro: non stancarti mai d’essere un corridore perché solo così diventerai un campione.
Non è vero, ragazzo, che gli ideali oggi non esistono più. Non esistono più per coloro che non sanno amarli.
Ma se nel tuo animo c’è anche un po’ di poesia vedrai quanto è bello scoprire che un’umile bicicletta può portarti lontano, nella vita, molto di più di una lussuosa automobile.

Sai perché? Perché il motore della bicicletta sei tu, col tuo amore e con la tua fantasia. Ecco la differenza.
E poi la rabbia in corpo. Quella rabbia che fa di ognuno di noi un uomo. Una volta, poco tempo fa, Bartali scrisse a un amico una dedica. Diceva: «Il ciclismo si fa solo da soli contro tutti e oggi lo si ricorda così poco…».
E’ come una legge chiara della vita. Tutti siamo soli contro tutti. Salvo che il ciclismo ti aiuta a capirlo prima e ti dice come devi allenarti per batterti.
Alcuni addetti dell’ambiente dicono che oggi le squadre devono avere corridori vincenti a rotazione. Che non esiste più il capitano assoluto e che tutti devono lavorare per tutti. Non è esatto. Il ciclismo vero non è questo. Il ciclismo vero è quello del campione intorno al quale ruotano corridori di spessore. Magari qualche volta vincono. Non sempre il capitano può essere in prima fila. Ma spesso sono i compagni di squadra del leader. Il ciclismo più grande si affida al leader e tu devi comportarti da leader se vuoi fare il mestiere. Cosa vuol dire comportarsi da leader?
Vuol dire gestirsi in prima persona. Vuol dire scegliere in prima persona i compagni di lavoro e di viaggio. Vuol dire tirar fuori tutta la personalità possibile. Vuol dire anche farsi aiutare dal tecnico dell’ammiraglia che ha esperienza di corsa e buon senso.
Insomma fare il mestiere del corridore vuol dire anche imparare a gestire una squadra oppure a gestirsi al meglio delle proprie possibilità in una squadra con un leader.
Si è campioni anche senza vincere e ci si può battere con gioia anche senza essere la maglia rosa o la maglia gialla. L’importante è vivere nella squadra con pieno spirito di solidarietà e con totale aderenza al mestiere. Creare il clan intorno al campione e ragionare col capitano. Preparare le corse. Radunarsi prima delle corse e ragionare della strategia possibile.
Il tecnico è un collaboratore prezioso. Non è il padrone dei corridori: se il tecnico è il padrone dei corridori i corridori crescono senza personalità e finiscono senza voglia la loro avventura.

Ecco che cosa è il mestiere, ragazzo. Sei tu che devi decidere come allenarti. Sei tu, in prima persona, che devi chiedere al medico come gestire al meglio la tua alimentazione e come curarti ma sei sempre tu il primo responsabile della tua persona e della tua carriera.
Se hai maturità vieni fuori per forza. E se hai potenza atletica e intelligenza nel gestirti, certamente vinci e sfondi nella carriera e nella vita. Certo, la tua stagione è dura. I sacrifici sono immensi ma è il prezzo che paghi alla tua passione. Ed è un prezzo che paghi volentieri quando sei preso dalla malattia del corridore.
Vedi come è semplice fare il mestiere del corridore? E come è bello? Allora vai. E punta forte se davvero sei pazzo d’amore per la tua bicicletta.

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