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Arrivano i trentini e Moser li farà impazzire. Conconi sostiene che il primo record è stato un allenamento

“Per preparare così bene un Giro d’Italia dovrei fermarmi dopo la Sanremo e non pensare ad altro”

Didascalia

di Nome Cognome

Quattro ore dopo aver battuto il primato dell’ora, mentre in tutto il mondo la notizia crea stupore, incredulità, meraviglia ed entusiasmo, Moser, come un turista qualsiasi, rivestito e ben massaggiato dalla mano sapiente di Gamberini, raggiunge un grande albergo del centro di Città del Messico, El Presidente di Chapultepec, e si sottopone sorridendo a una lunga e divertita conferenza stampa. Dice sostanzialmente una cosa che sintetizza per intero l’operazione: «L’aiuto della scienza è molto importante ma non crediate che la scienza tramuti un somaro in un campione. Un somaro resta un somaro».
Arcelli precisa che l’apporto scientifico nella grande impresa di Francesco è stato dell’undici per cento. Tutto il resto appartiene alla grande classe e al temperamento dell’uomo. Sassi, il ventiquattrenne preparatore atletico di Francesco spiega il tipo di lavoro effettuato. In sostanza Moser ha gradualmente affrontato i famosi test del professor Conconi cercando di spingere più avanti possibile la soglia anaerobica del suo cuore. Come?
Lo ha fatto con l’uso d’uno strumento detto frequenzimetro, capace di dare come un ideale contagiri dell’automobile, le pulsazioni del cuore sotto sforzo. Oltre un certo numero di pulsazioni, il fisico sarebbe andato in acido lattico, cioè il cuore non sarebbe stato capace di pompare tutto il sangue sufficiente per portare ai tessuti l’ossigeno necessario. Sicché sui tessuti si sarebbero accumulate in un lampo le tossine da fatica e i muscoli si sarebbero rapidamente intossicati.

Moser racconta: «Ho lavorato tre mesi ma praticamente la preparazione del record è durata molto di più. E’ stato papà Sorbini il primo a spingermi ed io stesso, conosciuti e provati i sistemi di preparazione, mi sono convinto che avrei potuto provare. Quando ho deciso mi sono dedicato al cento per cento alla preparazione e dopo il viaggio di cinque giorni a Città del Messico ai primi di novembre, ho veramente capito che avrei potuto fare qualcosa di grosso».
Moser si è prodotto un taglio al soprassella. Lo dice il massaggiatore con preoccupazione non piccola visto che il campione ha già annunciato che tra quattro giorni ripeterà qualcosa di grosso in pista. Arrivano, in ritardo, ahimè, quasi duecento tifosi trentini e Moser confessa che non li può affatto tradire.
La verità è un’altra. Nel clan degli scienziati che accompagnano il campione l’entusiasmo non è alle stelle. Eppure Moser ha polverizzato quattro mondiali, ha cancellato Merckx, ha sfiorato il muro dei 51 chilometri col suo clamoroso primato di 50,808. Conconi scuote la testa.

Può fare molto di più – dice.
E di fronte ad una platea allibita dice che le condizioni ambientali non erano perfette. Dice che la temperatura deve essere di venti gradi e il tasso di umidità inferiore al cinquanta per cento. Dice che la data ideale per il primato resta sempre quella di lunedì e che Moser ha fatto in sostanza solo un allenamento molto tirato.
L’esposizione di Conconi è d’una lucidità inquietante. Ma la serenità del clan è talmente grande che pian piano (e dopo i risultati raggiunti!) la convinzione che Moser possa fare anche meglio dilaga. Il campione è ancora concentrato sulla preparazione e non perde tempo. La sera cena con la famiglia in un ristorante italiano di zona rosa nel centro commerciale della città e l’indomani è in pista. Prova le ruote lenticolari più leggere e soprattutto la posizione in bicicletta.

Quel taglio si rivela, in realtà, una grossa abrasione dovuta allo strofinamento. E’ meno preoccupante del temuto.
Moser riprende i test e torna a pedalare in salita. Grosso rapporto ma ritmo lento, a livello di quaranta pedalate al minuto (in pista ha pedalato ad un ritmo di 104 colpi al minuto). Sale per otto minuti sei volte intervallando la salita con tre minuti di relax in discesa. E’ potentissimo e si vede. Nel tentativo sull’ora ha perduto tre chili di peso: neppure tanto. E’ scavato in volto ma in modo diverso dal solito. E’ soprattutto molto tirato e lo si vede in grado di potersi esprimere ancora ad altissimi livelli di potenza.
Col suo meccanico Fucacci medita di aggiungere un dente alla moltiplica. Se lunedì correrà, spingerà il 57 per 15.

I giornali messicani esaltano la grande impresa di Francesco mentre da molti paesi d’Europa accorrono a Città del Messico cronisti e fotografi. Ormai è certo che Moser tenterà di battere il suo stesso primato: da Parigi, intanto, lo chiamano per confermare il suo tentativo di attaccare il primato dell’ora al coperto. Sarà la cerimonia inaugurale del nuovo Palais. Poi correrà la Sei Giorni e successivamente la Sei Giorni di Milano.
Chiediamo a Conconi una cosa, proiettando la condizione di Francesco sulle corse su strada.

E’ un mistero – sorride Conconi – perché non abbiamo ancora studiato a fondo il rapporto uomo-strada, cioè la realtà d’una competizione che comporta strategie, cambiamenti di ritmi, situazioni diverse. Però sarei molto curioso di vedere questo Moser sul Poggio…

Dopo studieremo il comportamento possibile di Moser al Giro d’Italia. Ma lo faremo non appena ci verranno consegnate le cartine altimetriche della corsa.

Lo sport del ciclismo e uno sport di resistenza – ribatte Conconi – per cui l’età di Moser non è affatto un handicap. Moser potrebbe vincere un Giro d’Italia a 34 anni d’età. Naturalmente si tratta di lavorare in profondità in un campo che per noi è del tutto inesplorato. Ma molto «divertente» – aggiunge il professore.
Mercoledì Francesco andrà a Toronto a trovare il fratello, parroco. Poi continuerà la preparazione in Italia, a Milano, in vista di Parigi. A testimonianza della sua carica, nonostante il grande risultato già raggiunto, ecco un paio di battute tra Moser e il rappresentante del gruppo Enervit.

Allora Francesco – gli comunica garbatamente l’uomo – ti abbiamo prenotato un volo per Toronto mercoledì mattina.

Cambiatelo – risponde quasi seccato Francesco – perché vi ho già detto che di mattina voglio allenarmi. Partirò nel pomeriggio.

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